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Il popolo Walser

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by Hertz - 30 maggio 2017

È un viaggio che non ti aspetti quello che stiamo per iniziare. Un itinerario dove architettura, tradizioni, stili di vita e cucina conservano da secoli il loro fascino inalterato. Ma non è ancora il momento si svelare troppi particolari.

L’appuntamento è in una fresca mattina di maggio nel capoluogo della regione più piccola d’Italia, la Val d’Aosta. Da lì partiamo, a bordo della nostra Fiat 500,  direzione Nord. Una volta raggiunta l’Alta Valle del Lys, dal nome del torrente che la attraversa, incontriamo il borgo di Issime. Voi non lo sapete ma siamo già in quella che rappresenta l’enclave valdostana dell’antico popolo germanico dei Walser, giunto dalla Svizzera tedesca tra il XII e il XIII secolo, e radicatosi in questa terra senza subire l’influenza della cultura savoiarda.

Dopo aver visitato la Chiesa parrocchiale di San Giacomo lasciamo Issime. Lungo la strada incontriamo il Santuario di Vourry, dedicato alla Madonna delle Grazie. Giungiamo a Gaby, una piccola isola franco-provenzale dove ammirare i Rascard, particolari edifici in legno caratteristici della zona, e le caseforti in pietra. Il nostro viaggio prosegue in direzione di Gressoney Saint-Jean: qui immerso in un bosco suggestivo visitiamo Castel Savoia, fatto costruire da Margherita di Savoia, consorte del Re d’Italia Umberto I, in località Belvedere.

Meta finale del nostro itinerario è Gressoney La Trinité, sede di un museo dove conoscere la storia e la cultura del popolo Walser dalla tipica casa con tanto di cantina, fienile e attrezzi dal lavoro alle esposizioni permanenti dedicate al territorio e a un caratteristico alpeggio, la baita di Binò Alpetè.

Tra le montagne della Val d’Aosta, dove il popolo Walser ha costruito i propri insediamenti, la Valle del Lys ci regala anche una ricca tradizione culinaria dove l’influenza culturale germanica si fa sentire sia nei nomi dei piatti che nella preparazione a cominciare dalla Toma DOP di Gressoney, un formaggio pregiato preparato direttamente in alpeggio. Oltre alle zuppe più tradizionali sono da provare gli Chnéfflene, bocconcini di farina, acqua, latte e uovo, conditi con fonduta, panna e speck, e gli Chnolle, gnocchetti di farina cotti in un brodo di carne e serviti come contorno ai salumi. Particolari sono anche i dolci come i Kanistri, cialde sottili e croccanti, i Rissili, simili alle “chiacchiere” di Carnevale, o i Pòmpernòsslené, rettangoli di pasta aromatizzata con grappa. Dolci tipici, preparati in occasioni di cerimonie e feste, da gustare accompagnati da un bel bicchiere di Rochtio, simile al più noto vin brûlé.

Io inizio a mettermi a tavola e voi?

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Articolo di Hertz

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