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Strada del Gusto in Italia:

Cespedosio

by Margherita Ragg - 17 maggio 2017

Eccoci alla seconda puntata del nostro viaggio gastronomico, in collaborazione con Hertz, nella provincia di Bergamo. Da Milano, a bordo della nostra Fiat 500, abbiamo raggiunto la Val Brembana, dove abbiamo assaggiato i piatti tipici della zona e degustato il Moscato di Scanzo, un pregiato ‘vino da meditazione’. Oggi continuiamo il nostro viaggio visitando una tipica baita di montagna, facilmente raggiungibile con la nostra Fiat 500.

Da buona appassionata di trekking, non è la prima volta che mi lascio incantare dai tipici villaggi alpini, arroccati sulla montagna e sospesi tra rupi e cielo. Alcuni sono abbandonati, con case e costruzioni che stanno pian piano scomparendo tra la natura, molti sono quasi disabitati, con pochissimi abitanti e qualche casa vacanza, principalmente di proprietà di ex residenti. Durante il nostro viaggio sulla SS 470, che corre lungo la Val Brembana, ci siamo imbattuti in diversi paesini e abbiamo scelto di visitarne uno, Cespedosio.

L’uscita della SS 470 non è facilmente visibile ed è poco segnalata, come se la gente del posto volesse tenerla segreta. Dopo l’uscita, cominciano 6 km di tornanti e una stradina stretta e dissestata che costeggia la montagna. Superati una cava di marmo e un bosco, si arriva al paese: un pugno di case, metà delle quali disabitate, costruite intorno a una chiesa e circondate da imponenti montagne.

La nostra destinazione è il Rifugio Cespedosio. A differenza della maggior parte dei rifugi, raggiungibili solo a piedi, questo può essere raggiunto anche con un’auto piccola e pratica come la Fiat 500, ideale per percorrere tortuose strade di montagna.

"Benvenuti a Cespe!" è stato il caloroso benvenuto con cui Piero, il rifugista, ci ha accolti. Nella mia vita ho visitato tanti rifugi e posso dire che, spesso, conoscere il rifugista aggiunge un tocco di originalità alla vacanza. Di solito, è gente del posto o amante della montagna che sceglie di trasferirsi qui in cerca di relax .

Piero appartiene a entrambe le categorie, la sua famiglia era originaria di Cespedosio ma lui ha sempre vissuto a valle. Cinquant’anni dopo, però, è riuscito a realizzare il suo sogno di gestire un rifugio e vivere in montagna, nelle stesse montagne dov’è nato suo padre e dove ha trascorso le sue vacanze da bambino.
"Ho lasciato la mia vita a valle e mi sono trasferito nella mia casa fra le montagne", ci spiega Piero.

Il rifugio è pieno di gente del luogo. Accanto a noi, un gruppo di operai beve del vino rosso della casa da ciotole di ceramica bianca, che ho erroneamente scambiato per piatti da zuppa. Bere il vino in questo modo è una vecchia tradizione di montagna, tipica della Lombardia, di cui però nessuno conosce l'origine.

Il pranzo si apre con un tagliere di salumi e formaggi. ‘Io ho fatto questo e quest'altro’ ci dice Piero, indicando le sottilissime fette di pancetta e un grosso salame ricoperto di pepe. Ogni singola fetta è semplicemente squisita.

Non c’è un menù fisso al Rifugio Cespedosio, ogni giorno Piero cucina quello che ha a disposizione, di solito si può scegliere fra tre piatti di pasta e tre o quattro secondi. ‘Dovete provare i miei famosi casoncelli!’ ci dice, passandoci due piatti di ravioli a forma di caramelle conditi con salvia croccante e burro fuso. ‘Li facciamo tutti a mano, io, mia madre, mio padre, mia moglie, le mie figlie… qui ci aiutiamo tutti a vicenda’. Adoro i casoncelli e li ho mangiati molte altre volte, ma quelli che ci ha servito Piero erano di gran lunga i migliori; il sapore forte del ripieno di salame era bilanciato perfettamente dalla dolcezza del burro fuso. Ho spazzolato il piatto in meno di due minuti.

Ho chiesto a Piero di servirci un secondo piatto di pasta fatta in casa, maccheroncini in salmì, un sugo che solitamente cucina con selvaggina e vino rosso, ma che questa volta era preparato con il manzo. Quando ho detto a Piero quanto mi erano piaciuti mi ha risposto ‘Eh certo! Questa è la mia Fiorella!’ Piero alleva due mucche alla volta e produce una quantità di carne sufficiente per la sua famiglia e per gli ospiti del Rifugio Cespedosio.

Durante il tragitto per tornare alla macchina ho sentito delle preghiere provenienti dalla chiesetta accanto. Due bambini spingevano delle balle di fieno su per la collina, un asino e una capra pascolavano all'interno di un recinto.
Ho chiesto a Piero se i bambini vivevano a ‘Cespe’. ‘No’, ci ha risposto, ‘Ma adorano stare qui. Forse un giorno seguiranno le mie orme e chissà, magari si trasferiranno tra le montagne anche loro’.

Pronti per partire? Ecco il mio percorso…


Stop one: Milano Linate - Hertz Milano Linate

Stop two: Scanzorosciate - Pagnoncelli Folcieri winery

Stop three: Cespedosio - Rifugio Cespedosio

Stop four: Valtorta - Latteria Sociale

Stop five: San Pellegrino - Priula Birreria & Pasticceria Bigio

Stop six: Bergamo - Castel Cerreto


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