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Strada del Gusto in Italia:

Scanzorosciate

by Margherita Ragg - 17 maggio 2017

Questo è il primo di una serie di post che hanno come protagoniste cinque località gastronomiche segrete nella provincia di Bergamo, tutte facilmente raggiungibili in auto da Milano e Bergamo. Per il progetto Strade del Gusto abbiamo collaborato con Hertz, che ha messo a nostra disposizione una Fiat 500 nuova di zecca, l'auto perfetta per guidare tra le tortuose stradine di montagna e gli angusti vicoletti dei paesi circostanti, ma abbastanza spaziosa per ospitare tutti i nostri acquisti gastronomici!

L'azienda vinicola Pagnoncelli Folcieri è stata la prima tappa del nostro tour enogastronomico, organizzato in collaborazione con Hertz, nella provincia di Bergamo. L'idea era quella di percorrere in 2 giorni e con la nostra graziosa auto a noleggio, 5 zone poco frequentate dal turismo enogastronomico di massa.

Benché l’azienda fosse abbastanza vicino alla città, la nostra Fiat 500 si è rivelata indispensabile per muoversi tra le strette stradine di Scanzorosciate e raggiungere facilmente le cantine. Abbiamo ritirato l’auto all’aeroporto di Milano Linate e meno di un’ora dopo, con mio marito, eravamo seduti nella stanza delle degustazioni, circondati da preziosi affreschi e desiderosi di conoscere tutti i segreti di questo antico vino.

La mia famiglia ha cominciato a produrre vino in questa zona nel 1852, prima ancora dell’Unità d’Italia!’ ci racconta Francesca produttrice dell’unico vino Moscato di Scanzo.

Pagnoncelli Folcieri è uno dei 20 produttori di Moscato di Scanzo, la più piccola DOP in Italia (la sigla DOP significa Denominazione di Origine Protetta e indica il livello più alto nella classificazione dei vini italiani). Ogni azienda vinicola produce solo 800 bottiglie di Moscato l’anno, il che rende questo vino particolarmente pregiato.

Il Moscato di Scanzo ha una storia molto lunga, come ci ha raccontato Francesca ‘Questa regione è sempre stata rinomata per la produzione del vino, ma nessuno conosceva il motivo per cui fosse tanto speciale’. Alcuni documenti dimostrano che il Moscato di Scanzo era già conosciuto nelle corti europee del XVIII secolo ed era uno dei vini preferiti di Caterina II di Russia.

Ma il Moscato di Scanzo come lo conosciamo oggi è nato solo dopo la Seconda Guerra Mondiale e segue un rigoroso protocollo di produzione. La vendemmia viene fatta verso la fine di ottobre per aumentare la concentrazione di zucchero. L’uva viene quindi raccolta e selezionata: i grappoli vengono controllati a mano, uno per uno, e i chicchi che non soddisfano i requisiti richiesti (come quelli rovinati, poco o troppo maturi) vengono eliminati. Questo processo va avanti a pieno ritmo per settimane. Una volta selezionati, i migliori chicchi vengono disposti su stuoie e lasciati asciugare per altre tre settimane, fino a che non perdono circa il 70% del loro volume originale. L'uva viene quindi pressata e lasciata a fermentare in serbatoi di acciaio inox per un minimo di 2 anni, anche se la maggior parte dei produttori la lascia per un periodo più a lungo (ad esempio, il moscato che Francesca vende nel 2017 è stato prodotto nel 2013).

Completato il giro del vigneto, dove Francesca e il marito svolgono il loro lavoro a mano, siamo ritornati nella stanza delle degustazioni per poter finalmente assaggiare il vino. Francesca preferisce servire il Moscato in bicchieri da cognac, che meglio ne esaltano il profumo, e sostiene che il vino vada gustato da solo, senza accompagnamento di cibi. ‘È un vino da meditazione, che invita alla contemplazione e che va gustato in buona compagnia dopo i pasti’ ci spiega. Ho esaminato il bicchiere alla luce del sole: il vino era rosso rubino, intenso, con toni porpora e sfumature di terra bruciata. Ho avvicinato il bicchiere al naso per sentirne il profumo.

"Cosa senti?" mi ha chiesto Francesca. Di solito, a questa domanda, riesco a dare sempre la stessa banale risposta: frutti di bosco, ciliegie o altro. Ma il Moscato di Scanzo è diverso, molto più intenso, complesso e strutturato di qualsiasi altro vino che abbia mai assaggiato. Riuscivo a distinguere l’odore della pioggia, delle foglie bagnate, di vaniglia bourbon, rosa canina, prugna e tabacco. Timidamente ne ho bevuto un sorso e i sapori si sono moltiplicati così velocemente che ho avuto difficoltà a descriverli tutti. Percepivo un sapore di incenso, "Sì, proprio l’odore della chiesa!" ha aggiunto Francesca, di marasca, un tipo di ciliegia acida, d'ibisco, pepe nero, cioccolato fondente e molto altro ancora. È stato come entrare in una profumeria e ritrovarsi avvolti da una miriade di profumi accattivanti, così intensi da non riuscire a separarli tutti, fragranze che ti rimangono addosso anche quando esci. Il gusto del Moscato ti rimane in bocca, è uno di quei vini con la più intensa caudalie (l’unità di misura sensoriale che definisce la persistenza aromatica di un vino dopo la deglutizione).

Pronti per partire? Ecco il mio percorso…


Stop one: Milano Linate - Hertz Milano Linate

Stop two: Scanzorosciate - Pagnoncelli Folcieri winery

Stop three: Cespedosio - Rifugio Cespedosio

Stop four: Valtorta - Latteria Sociale

Stop five: San Pellegrino - Priula Birreria & Pasticceria Bigio

Stop six: Bergamo - Castel Cerreto


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